Gros Monti & C. Torino – Industria Grafico-pubblicitaria

CREAZIONI ARTISTICO-PUBBLICITARIE DELLA POZZO GROS MONTI & C. DI TORINO

Lo stesso anno di chiusura dell’Atelier Butteri (1928) Abelardo Zucchi viene assunto dalla Ditta Pozzo Gros-Monti, poi diventata Gros Monti & C. in qualità di cromista per i manifesti.

La Ditta Pozzo-Gros Monti era specializzata nelle creazioni artistiche per ogni forma di pubblicità ed era l’unica in Italia per la stampa di manifesti di 2 x 1.40 metri in un solo foglio nata dal primo fondatore Giacomo Pozzo.

Nel 1860 Giacomo Pozzo questi compra due torchi d’occasione e si lancia nell’attività topografica; ha notevole intuizione nel capire che si arriverà a grandi sviluppi, primo tra tutti il sistema ferroviario. La “Fratelli Pozzo” infatti negli anni successivi diventerà editrice-stampatrice in esclusiva delle nuove “Ferrovie dello Stato”.

La Pozzo stampa anche, per conto e con la carta filigranata del Poligrafico dello Stato , le tessere annonarie. In epoca fascista le “tessere annonarie” erano delle schede strettamente personali contenenti un certo numero di “bollini” prestampati.

Ogni tessera era valida per un determinato gruppo di generi alimentari, ogni bollino aveva un determinato valore, che era fissato di volta in volta dall’Annona, secondo quanto arrivava nei suoi magazzini e veniva distribuito presso i singoli commercianti a cui il cittadino era iscritto.

All’inizio del 1943, la Pozzo si unisce con un’altra tipografia, la “Gros Monti & C”, essendo stata la prima colpita dalle bombe dell’8 dicembre 1942.

La “Gros Monti” aveva a capo 3 persone: Giacomo Monti, Mario Bosio e il professore Mario Gros, disegnatore e grafico, autore di manifesti dallo stile essenziale e felicemente aggressivo, che sembra anticipare per certi aspetti quello di Armando Testa.

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I CROMISTI DELLA GROS MONTI & C.

Sottolineiamo che alla Pozzo Gros Monti non vi erano solamente stampatori, ma anche dotati disegnatori cromisti, tra cui Abelardo Zucchi, che traducevano i disegni per la stampa in base al processo precedentemente descritto.

Armando Testa aspirava a lavorare alla Gros Monti, e vi entrò all’età di 18 anni, in qualità di disegnatore esecutivista tra i cromisti.
Questa circostanza ci fa cosi ricondurre a pensare a una interessante possibilità di un contatto diretto tra l’allora giovane Armando Testa e Zucchi Abelardo, cromista alla Gros Monti.

L’attività lavorativa di Abelardo Zucchi in questa ditta dura all’incirca 15 anni.

Egli si occupava essenzialmente di riprodurre cartelloni, svolgeva l’attività di cromista e di fotolitista. Stampava quindi i manifesti in cromolitografia, occupandosi di regolare le tonalità di colore per la giusta stampa, così come da bozzetto inviatogli dai vari disegnatori.

Nonostante la sua primaria attività fosse, quindi, il cromismo, non mancano i manifesti che interamente egli ideava, progettava e stampava.

Anche in questi, così come per i lavori realizzati all’Atelier Butteri, non vi è indicata la firma dell’autore.

CREAZIONI ARTISTICO-PUBBLICITARIE

La Gros Monti & C. si era conquistata una posizione di primo piano, aveva sempre innovato le sue tecnologie, portando a Torino le macchine offset, che raddoppiano i formati e la produzione.

Armando Testa fornisce un ottimo inquadramento storico-industriale-produttivo della ditta nell’articolo “Sognavo un impiego alla Pozzo Gros Monti”.

Descrive il titolare Mario Gros come cartellonista di notevole impatto, come uno dei più famosi cartellonisti italiani e a Torino l’unico in grado di poter competere con Nico Edel.

Le figure di Mario Gros appaiono costruite solidamente e le sue composizioni spesso si avvalgono di scorci suggestivi e angolazioni particolari. Egli firmerà famosi manifesti per l’Amaro Cora, per il Comune di Torino, per la Fiat, per la Gazzetta del Popolo.

MARIO GROS

Il decennio fra la grande depressione e la seconda guerra mondiale è il periodo d’oro di Mario Gros, una singolare figura di pittore, cartellonista e grafico industriale. Aveva cominciato la sua carriera, giovanissimo, come autore di manifesti per l’Ambrosio Film e la Pittaluga, quando Torino era la capitale del cinema italiano: poi nel 1925 fondò, con due soci, lo stabilimento grafico Gros Monti & C., divenuto in seguito Mario Gros R C.

Fra il 1925 e il 1942 è stato autore di numerosi manifesti, sia per la committenza privata, sia per lo Stato e il Comune di Torino: e anche i suoi clienti privati sono in grande maggioranza piemontesi: la Fiat, la Bergia, la Gazzetta del Popolo, Talmone, Contratto, Gancia, Riccadonna, Cora e altri.

Nei suoi manifesti per la “Vittoria del grano” e per la “Festa dell’uva” (1931), vincitori di concorsi banditi dal governo, come in quelli per il Giugno radiofonico dell’EIAR e per i Campionati mondiali di calcio del ’34, si vede bene come Gros sia passato dai moduli liberty dell’inizio (“Mazurka bleu”) ai forti volumi e ai moduli dello stile fascista.

Probabilmente il suo capolavoro di pittore-cartellonista è il manifesto per la Prima Mostra nazionale della Moda (1933), dove pure il regime è presente con lo stemma del partito nazionale fascista; ma il messaggio visivo è affidato ad un elegante recupero dell’iconografia classica, stranamente ben sostenuta da una scelta tipografica modernissima.

DOCUMENTI E TESTIMONIANZE - Abelardo Zucchi alla Gros Monti & C.

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